Padova (mercoledì, 23 luglio 2025) – La Cgil di Padova, insieme all’Inca e alla Slc, ha denunciato pubblicamente gravi irregolarità nella gestione delle pratiche per i permessi di soggiorno da parte degli uffici postali della provincia. Secondo il sindacato, Poste Italiane ostacolerebbe l’invio dei kit postali necessari, anche in presenza dei requisiti di legge per la permanenza regolare in Italia.
di Virginia Spennacchio
«Poste Italiane sta oltrepassando i limiti stabiliti dalla convenzione con il Ministero dell’Interno», ha dichiarato Alioune Badara Diop, segretario confederale della Cgil di Padova, durante una conferenza stampa nella sede del sindacato. «I dipendenti postali effettuano controlli che spettano esclusivamente alla Questura, impedendo a molti cittadini stranieri di inoltrare la domanda di permesso di soggiorno».
Secondo la Cgil, la prassi si sarebbe consolidata a partire dal 2022, arrivando a generare fino a dieci casi a settimana solo nel padovano. «Negare l’invio del kit postale significa impedire l’accesso a diritti fondamentali come sanità, lavoro e servizi. In sostanza, si rischia di spingere alla clandestinità persone che avrebbero pieno diritto a rimanere nel nostro Paese», ha aggiunto Diop.
L’avvocato Marco Paggi, esperto in diritto dell’immigrazione, ha sottolineato come i controlli compiuti dagli sportellisti siano del tutto arbitrari: «Gli impiegati verificano requisiti come la presenza di un visto o di un timbro sul passaporto, anche quando non sono richiesti. Non hanno né la competenza né l’autorizzazione per farlo».
A raccontare la propria esperienza è stata Lara Magalhães, cittadina brasiliana sposata con un ricercatore dell’Università di Padova, la cui richiesta è stata bloccata perché priva di un visto non necessario per legge. «Ci siamo trovati in un incubo, con la costante paura di subire controlli o di perdere il diritto a rimanere in Italia, pur avendo rispettato tutte le norme», ha dichiarato.
«Non possiamo attribuire la responsabilità ai singoli sportellisti», ha precisato Stefano Gallo della Slc Cgil Veneto. «Il problema nasce dalle direttive interne di Poste Italiane, che non rispettano né la legge né le implicazioni umane di queste pratiche. Il tutto si aggrava nei giorni di maggior affluenza, come quelli dedicati al pagamento delle pensioni».
La Cgil ha già inviato a Poste Italiane una diffida formale, ma al momento non ha ricevuto risposta. «Se la situazione non verrà risolta in tempi brevi, procederemo con una denuncia ufficiale», ha concluso Diop. «Lo Sportello Amico dovrebbe facilitare l’accesso ai diritti, non diventare un ostacolo burocratico che genera discriminazione e precarietà».
Last modified: Luglio 23, 2025



