Padova (lunedì, 7 luglio 2025) — «Grazie di tutto, ma io questo colloquio non lo faccio. Arrivederci». Con queste parole, Gianmaria Favaretto, 19 anni, ha lasciato di stucco la commissione d’esame al liceo scientifico Fermi di Padova. Un gesto inaspettato, che scuote le fondamenta di un rito di passaggio considerato sacro: l’orale della maturità.
di Virginia Spennacchio
Ma per Gianmaria non si è trattato di una ribellione improvvisata. La sua decisione è il frutto di un percorso interiore lungo e faticoso, maturato durante l’ultimo anno di scuola. Dietro al «no» al colloquio, c’è la convinzione che il sistema scolastico sia più attento ai numeri che alle persone, più concentrato a misurare che a capire.
«L’esame di maturità è una sciocchezza», ha dichiarato, spiegando che non può essere un voto a definire la crescita o il valore di uno studente. «Ho visto ragazzi diventare cattivi per un punto in più, la competizione distrugge il senso di comunità», ha raccontato.
Eppure, i suoi calcoli erano esatti: con i crediti accumulati e i risultati delle prove scritte, era già oltre la soglia minima per ottenere il diploma. Il gesto di Gianmaria non è stato quindi un capriccio, ma un segnale forte contro un modello che lui considera vuoto e alienante.
Davanti ai professori, il clima si è fatto teso. La presidente della commissione lo ha accusato di mancare di rispetto al lavoro degli insegnanti. Ma dopo un breve confronto, Gianmaria ha accettato di rispondere a qualche domanda sul programma, guadagnando così tre punti e chiudendo la maturità con un 65/100.
Il suo percorso scolastico è stato segnato da alti e bassi: una bocciatura in terza, nuove consapevolezze, la voglia di sbagliare per imparare. «Perché fare qualcosa solo perché lo fanno tutti?», si è chiesto.
Oggi la sua scelta divide: c’è chi la giudica una mancanza di responsabilità e chi, invece, la legge come un atto di coraggio e coerenza. Di certo, il suo gesto è destinato a far discutere a lungo.
Last modified: Luglio 7, 2025



